Slot casinò online

  1. Slot Online Che Pagano Di Più: Mi piacerebbe vincere uno qualsiasi di questi grandi elementi.
  2. Come Togliersi Il Vizio Delle Slot Machine - I playoff sono aperti alle Conferenze top sei club al termine della stagione regolare e determinare chi affronta in finale.
  3. Sistemi Per Roulette: Speranza per una buona soluzione da cadabrus.

Casino di Roma spy

Percentuale Vincita Slot Machine
Tuttavia, nella nostra esperienza, l'Apple App Store e il Google Play Store in genere non amano ospitare quelle app, quindi potrebbe essere necessario passare attraverso alcuni piccoli cerchi per ottenerli.
I Migliori Giochi Di Carte Online
Inoltre, i casinò basati su RTG sono disponibili sia in versione istantanea che in versione Download, che garantiscono una corretta funzionalità e richiedono risorse minime.
Invece dell'anno record numerosi fornitori, amministratori e filiali si aspettavano con i campionati europei di calcio UEFA prenotati per la tarda primavera, la parte delle scommesse sui giochi sta attualmente affrontando un tempo molto lungo senza grandi giochi.

Gioco poker Italia

I Migliori Casinò On Line
Offre inoltre anche altri prodotti in-game, incoraggiando inoltre i clienti a frequentare le scommesse in-game in diversi momenti.
Casinò A Rodi Grecia
Iscriviti oggi a All British Casino e scopri di più sulle loro offerte di jackpot progressivi su un grande set di giochi di slot, video slot, giochi da tavolo, keno, poker.
Giochi Gratis Online Con Le Carte

Normativa Covid: divieto di licenziamento anche per superamento del comporto?

Di seguito l’articolo a firma congiunta dei nostri avvocati Valentina Pepe e Andrea Ottolini pubblicato da Diritto 24 e inerente il tema del superamento del periodo di comporto e della permanenza del divieto di licenziamento sancito dalla normativa Covid.

***

Come noto, è attualmente in vigore un divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ex l. 604/1966: originariamente introdotto dall’art. 46 del d.l. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) per un periodo di 60 giorni dal 17 marzo 2020, tale divieto è stato prorogato sino al 17 agosto 2020 dall’art. 80 del d.l. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio).


La norma è oggetto di discussione sotto molteplici profili, tra cui, solo per citarne alcuni, l’applicabilità al licenziamento dei dirigenti; la gestione del periodo intercorso tra la scadenza del divieto originariamente previsto e la decorrenza degli effetti della proroga introdotta dal decreto rilancio; le conseguenze in caso di violazione del divieto di licenziamento.

In questa sede ci occuperemo della applicabilità o meno di tale disposizione anche ai licenziamenti per superamento del periodo di comporto.


Il periodo di comporto è il lasso temporale durante il quale il dipendente, assente per malattia o infortunio, ha il diritto alla conservazione del posto di lavoro.

L’art. 2110 c.c., 2° comma, prevede che decorso tale periodo (sia esso previsto dalla legge, dagli usi o secondo equità) il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto.

Ebbene, poiché l’art. 46 d.l. 18/2020 vieta espressamente i licenziamenti di cui all’art. 3 l. 604/1966, perché possa ritenersi sussistere di un divieto di licenziamento anche per i recessi per superamento del comporto occorrerebbe ravvisare in tali licenziamenti una natura oggettiva, secondo la definizione di cui all’art. 3 della l. 604/1966 (esigenze connesse all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa), e conseguentemente sostenere un’applicazione estensiva dell’art. 46 d.l.18/2020, che ricomprenda anche i suddetti licenziamenti.

Tuttavia, con riferimento alla natura del licenziamento per superamento del periodo di comporto – pur dando atto che parte dei commentatori ha ricondotto tali licenziamenti all’ambito oggettivo – si ritiene più aderente al dettato normativo quella dottrina che reputa la disciplina dall’art. 2110 c.c. una causa speciale di recesso, non assimilabile né al licenziamento per motivi soggettivi né a quello per motivi oggettivi; tale circostanza trova conferma nell’esclusione dei recessi per superamento di comporto dalle procedure previste dall’art. 7 St. Lav. per i licenziamenti disciplinari e dall’art. 7 l. 604/1966 (per gli assunti prima del 7 marzo 2015) per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

Infatti, secondo quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità, una volta che il periodo di comporto sia trascorso, ciò risulta “condizione sufficiente a legittimare il recesso e, pertanto, non è necessaria, nel caso, la prova del giustificato motivo oggettivo, né della impossibilità sopravvenuta della prestazione lavorativa, né quella della correlativa impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse” (Cass. 31763/2018).

Il periodo di comporto è stato dunque efficacemente definito “un’astratta predeterminazione del punto di equilibrio fra l’interesse del lavoratore a disporre d’un congruo periodo di assenze per ristabilirsi a seguito di malattia o infortunio e quello del datore di lavoro di non doversi fare carico a tempo indefinito del contraccolpo che tali assenze cagionano all’organizzazione aziendale” (Cass. S.U. 12568/2018).

Alla luce di queste premesse, non può quindi ritenersi che la previsione di cui all’art. 2110 c.c. sia di per sé sovrapponibile o riconducibile ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, quantomeno nell’accezione di cui all’art. 3 l. 604/1966.

Né, d’altro canto, e pur prescindendo dalla diversità ontologica delle due tipologie di licenziamento, si ritiene che in assenza di un richiamo specifico all’art. 2110 c.c. sia possibile interpretare estensivamente l’art. 46 d.l. 18/2020 fino a ricomprendevi tale fattispecie: senza scomodare i profili di costituzionalità evidenziati da parte della dottrina, occorre infatti considerare la peculiarità della norma (che aveva avuto un unico precedente, nell’immediato dopoguerra), che porta a ritenere debba trovare applicazione nei limiti di quanto espressamente previsto, senza possibilità di estensione a fattispecie non menzionate (è da reputarsi volutamente) dal legislatore.

Infine, occorre considerare la ratio del divieto di licenziamento introdotto dal decreto Cura Italia, e cioè quella di mantenere i livelli occupazionali in presenza di una situazione di crisi eccezionale, causata da fattori esogeni alle normali dinamiche economico-finanziarie e del mercato del lavoro.

Tale ratio mal si attaglia all’ipotesi del superamento del comporto, che è circostanza diversa, che potrebbe verificarsi anche prescindendo dall’epidemia di Covid-19: a tal proposito, si ricorda inoltre che ai sensi dell’art. 26, comma 1, del Decreto “Cura Italia”, il periodo di assenza trascorso in quarantena domiciliare con sorveglianza attiva per Covid-19 non deve essere computato ai fini della maturazione del periodo di comporto.

Pertanto, alla luce delle considerazioni sopra svolte, si ritiene che la malattia – ad esclusione delle eccezioni espressamente previste dalla normativa – sia soggetta all’ordinaria regolamentazione stabilita dall’art. 2110 c.c., e conseguentemente sia ragionevole ritenere esclusi dal novero dei licenziamenti vietati sino al 17 agosto 2020 quelli intimati per superamento del periodo di comporto.